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ARTICOLO – Accordo per il codice di condotta durante i collegamenti a Internet – di Serraglio Dott.ssa Alessandra

 

Da qualche tempo, il computer è passato dall’essere un bene di lusso (fino a un paio di decenni fa era un mezzo di comunicazione presente solo in poche e benestanti famiglie) all’essere un bene di consumo, ovvero ogni famiglia ne possiede almeno uno. Si tratta di un mezzo di comunicazione molto importante, in continua evoluzione e cambiamento. Stare al passo delle varie innovazioni tecnologiche, per molti non è facile. Da diversi anni, sin dalle scuole elementari, è stata introdotta una nuova disciplina, l’informatica. Le nuove generazioni apprendono con estrema facilità l’uso del computer, di internet e dei vari programmi presenti sul mercato, perché sono nate in un’era “multimediale”, dove televisione, computer, videogiochi e chat diventano strumenti indispensabili per la comunicazione e il tempo libero.
I genitori si trovano ad essere un passo indietro, rispetto ai figli, per quanto riguarda l’apprendimento e l’utilizzo di tali mezzi. Ma è fondamentale ricordare che il computer è stato inventato da adulti, per adulti, non per bambini. Col tempo sono stati creati siti web e programmi per l’infanzia, dato che i piccoli internauti sono diventati i migliori consumatori.
È fondamentale fare un distinguo. Il mondo di internet e dei multimedia è diverso da quello fisico, ma come quest’ultimo è fondato su regole precise. Il bambino nasce con una predisposizione innata ad apprendere e ad alimentare il proprio cervello, che costantemente ricerca di soddisfare la propria curiosità. Il computer ed internet, come mondo parallelo, che permette di interagire e di costruire, di passare il tempo e di giocare, diventa un giocattolo molto appetibile. È importante che l’adulto, come in ogni altro aspetto della vita quotidiana, sia in grado di vigilare il figlio, mentre utilizza nuovi strumenti.

D. Parisi (1993) afferma che attraverso l’utilizzo di strumenti multimediali il bambino possa migliorare il proprio stile cognitivo. Lo sviluppo cognitivo del bambino viene influenzato dalla relazione con l’ambiente e con le persone che ne fanno parte, ma anche dall’interazione con gli “ambienti artificiali strutturati, sempre più impregnati d’intelligenza. Le apparecchiature tecnologiche, a differenza degli oggetti inanimati, rispondono alla manipolazione esplorativa del bambino in maniera specifica e nelle risposte riflettono organizzazioni complesse dal punto di vista cognitivo: sono ipotizzabili da queste occasioni di contatto interattivo amplificazioni dell’orizzonte cognitivo” (tratto da PARISI D., “La mente e la sua tecnologia” in SIMONE R. (a cura di) “Gli alfabeti del sapere”, La Nuova Italia, Firenze; 1993).
Gli adulti che si prendono cura dei minori, hanno un nuovo compito genitoriale, ed educativo, ovvero quello di conoscere questa nuova realtà, e di poterla tradurre in termini comprensibili ai figli. Solitamente avviene quasi il contrario: è il genitore che chiede al figlio come fare ad utilizzare un determinato programma, o come poter accedere alle informazioni presenti in un determinato sito. Siamo forse di fronte ad un’inversione di ruoli?

Questo rischia di aumentare la distanza tra generazioni e le modalità comunicative tra genitori e figli. Quando per la prima volta è entrato il telefono, nelle nostre case, i bambini e i ragazzi certo non potevano accedere a quel mezzo di comunicazione, che era di prerogativa degli adulti. Lo utilizzavano per lavoro e per mantenere i contatti con le persone lontane. Una volta conosciuto e studiato questo strano marchingegno, gli adulti sono stati in grado di spiegarne il funzionamento anche ai loro figli. Questa è la funzione genitoriale che ci si aspetta anche per quanto riguarda l’uso del computer.
È bene infatti che siano i genitori a spiegare che cosa rappresenti questo oggetto. Per i bambini fino a 8 anni, infatti, il computer non è altro che una sorta di televisione con cui poter interagire e giocare. Deve essere quindi il genitore a spiegare che il computer è anche, e soprattutto, altro. Per i bambini e ragazzi entrare in un mondo virtuale quale è il videogioco rappresenta una spinta naturale, per la possibilità che rappresentano di poter “fare finta” (una modalità spontanea e universale tipica dell’età evolutiva). Il genitore dovrà innanzitutto intervenire limitando l’uso di questo strumento, spiegando che può essere dannoso se utilizzato per troppo tempo. Emotivamente coinvolgenti, i giochi e i siti internet fanno entrare i ragazzi in una sorta di isolamento, che permette di sperimentare situazioni meno frustranti e dolorose rispetto a quelle reali. Ma la mancanza di relazione umana non permette di fare di questo strumento una palestra di vita, come lo è la scuola, o le aggregazioni pomeridiane.
L’educazione all’utilizzo del computer deve iniziare da subito, e deve diventare un argomento di dialogo, non di allontanamento genitoriale. Molti studi hanno dimostrato che i bambini che utilizzano il computer coinvolgendo i genitori o altri adulti accudenti, sono maggiormente in grado di seguire le regole di buon utilizzo, rispetto ai ragazzi lasciati soli davanti alla tastiera.
Le prime regole da condividere in famiglia, per quanto concerne l’utilizzo del computer, possono essere:
– utilizzare il computer solo in presenza di un adulto
– utilizzare software e giochi adeguati all’età e non superiori
– visitare siti web sotto la supervisione dell’adulto
– non utilizzare il computer e la televisione per più di un’ora al giorno

Con i preadolescenti e gli adolescenti, se queste regole sono state condivise sin dall’infanzia, le difficoltà saranno contenute. Infatti, diventerà più semplice e utile fare con i ragazzi un nuovo contratto di utilizzo del computer, diverso in base all’età e al bisogno di indipendenza dei giovani.
Le regole, a questa età, non possono venire calate dall’alto, o imposte senza mezzi termini, ma è importante discuterne col ragazzo e cercare di arrivare ad un accordo tra le parti. Gli adolescenti infatti iniziano ad utilizzare internet per relazionarsi con il mondo virtuale, da loro ritenuto reale, perché in chat e nel social network dialogano con i loro amici, persone reali, ma filtrate dallo schermo e dalla tastiera. I genitori dovranno cercare di far capire non solo l’importanza dello strumento, ma anche i rischi e i pericoli che può nascondere. Solo un uso consapevole del mezzo a disposizione può evitare problematiche serie.
Nell’epoca in cui gli adulti ricorrono alle regole sulla privacy in tutte le situazioni quotidiane, i giovani sembrano non avere coscienza dell’importanza della stessa. Non hanno problemi ad utilizzare siti web dove possono postare le loro foto, oppure dare informazioni quali il proprio numero di cellulare e indirizzo email, per acquistare o scambiare qualcosa. È comprensibile questa incoscienza, se pensiamo a quale stadio di sviluppo hanno raggiunto. L’adolescenza infatti è un momento critico per tutti, perché implica la strutturazione dell’identità adulta, fisica e sessuale, trovandosi però ancora tra due fuochi: non si è ancora adulti ma nemmeno più bambini. I giovani devono far fronte a continui cambiamenti, fisici oltre che psichici, che spesso portano ad insicurezza e paura. Da qui nasce il loro (che è stato anche nostro) profondo bisogno di curare il corpo, e di mostrarsi al mondo al meglio. Se pensiamo alle foto postate sui social network, infatti, possiamo vedere i timidi tentativi di individuarsi che i giovani fanno. È importante che i genitori siano attenti e presenti, perché possano spiegare e far comprendere ai loro figli quanto l’immagine sia una cosa propria, da conservare e da esibire, certamente, ma non da regalare al mondo. I ragazzi spesso non sanno che una volta acquisita una loro foto, questa diventa di dominio pubblico, e non più loro. È il genitore, che deve aiutarli a comprendere l’importanza di mantenere per sé alcune parti importanti, e non svenderle, non regalarle al primo che incontrano. Perché da una semplice foto postata su netlog può innescarsi un circolo vizioso tale da portare a situazioni impensabili, quali pestaggi, pedinamenti e intimidazioni.
Dietro un profilo o un nick name, non sempre si nasconde un loro pari, ma sempre più spesso è utilizzato da un adulto che in questo modo può utilizzare le fragilità dei giovani, per il proprio piacere. Si tratta di una perversione che sta dilagando, e dalla quale i giovani devono essere protetti. La prima cosa da fare, è informare, e formare, ma soprattutto è rendere consapevoli di che cosa possa accadere. Questo è possibile se sin da bambini i ragazzi hanno potuto avere, coi loro genitori, un dialogo che desse spazio anche al nuovo mondo multimediale quale è il computer. Senza questo, i ragazzi potranno sentirsi liberi di accedere a qualunque cosa i genitori non conoscano, rischiando molto.

Accordo per il codice di condotta durante i collegamenti a Internet (suggerito da Microsoft)

Mi impegno a:

Parlare con i miei genitori per imparare le regole per l’uso di Internet, che indicano i siti a cui posso accedere, le attività che posso svolgere, gli orari in cui posso collegarmi a Internet e la durata consentita del collegamento (___ minuti o ___ ore).

Non fornire mai, senza il permesso dei miei genitori, informazioni personali come indirizzo di casa, numero di telefono, indirizzo o numero di telefono del posto di lavoro dei miei genitori, numeri di carta di credito oppure nome e indirizzo della mia scuola.

Dire sempre immediatamente ai miei genitori se vedo o ricevo qualcosa via Internet che mi fa sentire a disagio o minacciato; ad esempio, messaggi di posta elettronica, siti Web o perfino qualcosa che arriva per posta ordinaria da parte di amici conosciuti via Internet.

Non accettare mai, senza il permesso dei miei genitori, di incontrare di persona qualcuno conosciuto durante i collegamenti in linea.

Non inviare mai, senza il permesso dei miei genitori, fotografie mie o di altri membri della famiglia né tramite Internet, né con la posta ordinaria.

Non fornire mai a nessuno (neanche ai miei amici) le mie password Internet, con la sola eccezione dei miei genitori.

Comportarmi bene durante i collegamenti a Internet e non fare mai niente che possa offendere o far arrabbiare altre persone oppure che sia illegale.

Non scaricare, installare o copiare mai niente dai dischi o da Internet senza il permesso dei miei genitori.

Non fare mai niente su Internet che richieda il pagamento di denaro senza il permesso dei miei genitori.

Comunicare ai miei genitori i miei nomi di chat e di accesso a Internet, che sono riportati di seguito:
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Nome (figlio) _______________________ Data ____________
Genitori _______________________ Data ____________
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